Fata Goccina abita fra le ciglia dei bambini e ha il compito di far uscire le lacrime dagli occhi manovrando una specie di rubinetto: una sola lacrimuccia o un bel po’ di lacrimone tutte insieme quando la situazione lo richiede.

Ogni bambino ha la sua Fata Goccina e in genere le Fate Goccine sono tutte molto giudiziose, quindi, con il tempo, imparano a usare bene il rubinetto.

A qualche bambino, però, capita di piangere troppo spesso e allora vuol dire che la Fata Goccina non ha ancora preso la giusta dimestichezza con il proprio compito. Bisogna avere pazienza e, quando si sentono arrivare le lacrime, dirle con calma e dolcezza: “Non è il caso adesso. Oppure: invece di piangere possiamo fare qualcosa di più utile. O ancora: sicura che invece di piangere non vuoi fare un bel discorso per far capire agli altri quello che senti?”.

Ad Annamaria succedeva spesso di piangere per niente quando era piccolina, perciò la nonna Assunta le aveva raccontato la storia della Fata Goccina: Annamaria piangeva se le compagne di classe non la invitavano a dividere la merenda a colazione, il fratello Giulio non le lasciava leggere Topolino, la mamma non le comprava il giocattolo che voleva e così via. Insomma, potremmo andare avanti all’infinito perchè Annamaria da piccola era proprio una piagnucolona.

La storia della nonna l’aveva aiutata a riflettere e, piano piano, parlando con la sua Fata Goccina, era riuscita a smettere di piangere ad ogni occasione. Annamaria era cresciuta ed era diventata più coraggiosa: affrontava le situazioni invece di nascondersi dietro le lacrime, chiedeva invece di piagnucolare ed esprimeva i propri sentimenti invece di farsi prendere dal panico. O almeno ci provava, come fanno tutti.

Fino a un brutto giorno. Il più brutto dei 22 anni di vita di Annamaria. Il giorno in cui la sua mamma è morta improvvisamente, lasciando soli e spaventati lei e il suo papà.

Da quel giorno Fata Goccina è impazzita, il rubinetto si è rotto ed è sempre aperto. Se le lacrime non scendono è solo perchè sono temporaneamente finite.

Da quel giorno Annamaria ha sempre un motivo per piangere e le sembra che niente e nessuno potrà mai capirla e consolarla, nemmeno la nonna Lucia che le vuole un bene immenso ma che di certo non si aspetta che la nipote creda ancora alle favole.

Annamaria è grande, la nonna è piuttosto anziana e le cose della vita spesso non si risolvono con le fate e le magie.

Ecco perché la nonna Assunta ci tiene a specificare che questa storia che stiamo per raccontare non è per Annamaria ma per la sua Fata Goccina, che forse potrebbe ancora aver voglia di farsi incantare da qualcosa di favoloso.

“C’era una volta una Fatina che si sentiva diversa dalle altre: tutte avevano capelli biondi riccioluti mentre lei li aveva sì morbidi e lucenti, ma così chiari da sembrare bianchi. Le altre avevano imparato presto a fare gli incantesimi e a farsi obbedire dalle creature del bosco mentre lei arrivava sempre tardi quando c’era una magia da fare e faticava molto a farsi prendere sul serio. Ma soprattutto, ciò che faceva star male Fatina era la questione della bacchetta madrina.

Bisogna sapere che ogni fata è accompagnata, fin da prima di venire al mondo, da un rametto piccolo e leggero, indistruttibile e insostituibile. Le fatine spesso nascono fra le chiome degli alberi: sembrerebbero fiori, ma quando sbocciano rivelano la loro vera natura. Nelle notti serene e di luna piena si staccano dall’albero e il rametto su cui sono nate viene via con loro. è grazie al rametto che la fatina impara a camminare, riconosce la via da percorrere e riesce a fare i lavori più pesanti. Il rametto le pettina i capelli, la sostiene quando è stanca e soprattutto le permette di fare le magie: insomma, senza la bacchetta madrina è molto più difficile affrontare la vita. Arriva un momento in cui, dopo molti anni, il rametto si indebolisce e si secca ma in genere questo succede quando la fatina è ormai grande e preparata a questo distacco.

Ogni fatina soffre moltissimo quando la sua bacchetta la lascia ma ormai è capace di fare magie anche senza di lei. è normale, all’inizio, sentirsi insicure e abbandonate, ma poi bisogna reagire! Bisogna trovare il coraggio di aspettarsi cose belle dalla vita!

A Fatina queste parole sembravano vuote e ipocrite. Erano parole facili dette da chi non ha sperimentato davvero una grande perdita. Fatina sapeva che in questi casi è molto difficile andare avanti e a lei era successo qualcosa di straziante: la sua bacchetta madrina era scomparsa improvvisamente e molto prima del momento giusto. Una brutta notte, un violento acquazzone si era abbattuto sul bosco allagando e distruggendo ogni cosa: le piccole case delle fate e delle creature del bosco erano andate a pezzi, molti insetti erano stati inghiottiti dal terreno fangoso, alcuni animali erano rimasti feriti, le radici delle piante erano state sradicate e i rami, anche i più forti, erano stati strappati alla loro corteccia dal vento cattivo e furioso. In quella notte maledetta Fatina aveva perso per sempre la sua bacchetta.

Non sapeva come affrontare la vita!

Non aveva più nessuno a difenderla!

Non sapeva ancora fare la magie!

Fatina non voleva più uscire di casa e passava le giornate a piangere. Era arrabbiata con il mondo intero e pensava che nessuno potesse aiutarla a sopportare quel dolore troppo grande. Più passava il tempo e più si convinceva che, se una tragedia tanto brutta l’aveva colpita, probabilmente era perché il suo destino era quello di diventare una strega antipatica e sola.

Non desiderava più la compagnia delle altre creature del bosco.

Non credeva più alle magie.

Non voleva più diventare una fatina.

Spesso gli amici andavano alla sua finestra per farle vedere il sole di una bella giornata, le scrivevano lettere, la invitavano ai raduni nel bosco, si mettevano dietro alla sua porta e le raccontavano storie meravigliose di amore, magie, nuove avventure. Ma a Fatina non interessava più nulla. Le sue orecchie erano chiuse, perché lei non voleva sentire. Sopra i suoi occhi era sceso il velo della tristezza, che le impediva di vedere quello che le succedeva intorno. Aveva dimenticato le parole della lingua del bosco a forza di stare sola. E le era passata persino alla fame. Successe allora qualcosa di incredibile: Fatina tornò a essere qualcosa di molto simile al fiore che era prima di nascere. Forse dormiva, forse non era più lei... ma non era morta perché in lei c’era ancora qualcosa che brillava e che poteva ancora risvegliarsi.

Mentre Fatina era imprigionata nel suo dolore, nel bosco si accendevano la trepidazione e l’entusiasmo. Infatti si avvicinava la notte di San Lorenzo, che come tutti sanno, è la notte delle stelle cadenti e ognuno di noi, vedendole solcare il cielo, può esprimere il proprio desiderio e sperare che si avveri.

Quello che non si sa, perché solo le creature magiche conoscono certi segreti, è che il desiderio può avverarsi veramente solo grazie all’intervento di una fatina, che deve riuscire a toccare la stella con la sua bacchetta madrina prima che si dissolva, in modo da lasciar vivere il desiderio di chi ha visto la stella strisciare luminosa nel buio della notte. Questo è un momento fondamentale non solo per chi ha espresso il desiderio, ma anche per la fatina in questione, perché è così che la bacchetta madrina si trasforma in una vera e propria bacchetta magica a tutti gli effetti! Insomma, per le creature del bosco, la notte di San Lorenzo è particolarmente importante: tutte le fatine partecipano alla ricerca delle stelle cadenti perché chi di loro riuscirà a catturarne una diventerà una vera fata, ormai adulta e capace di compiere magie da sola.

Per prendere al volo una stella cadente bisogna saperne indovinare la direzione. Le fatine devono riuscire ad ascoltare proprio il desiderio espresso, che è ogni volta diverso e che contraddistingue ogni stella e accompagna il loro movimento nel cielo. E a guidare le fatine in questo difficile compito è la bacchetta madrina, che indica loro la direzione da seguire quando si perdono nel buio o quando attraversano zone del bosco che non conoscono.

Come può una fatina acchiappare la stella cadente se è sola e senza bacchetta madrina? Ecco perché nessuno aveva bussato alla porta di Fatina, perché lei era stata sfortunata e sicuramente non avrebbe mai partecipato alla notte di San Lorenzo.

Eppure, mentre Fatina dormiva il suo sonno doloroso, alcune voci cominciarono a chiamarla. Erano voci di donne e uomini, bambini e anziani. Parlavano tutte le lingue del mondo e ridevano e piangevano insieme. Fatina non capiva cosa dicessero: le parole venivano all’improvviso e poi svanivano, ed erano sempre più forti e a poco a poco più distinte. Non erano le voci delle creature del bosco, eppure le sembrava di riconoscerle. Fatina, per la prima volta dopo molto tempo, fu curiosa di sapere cosa chiedessero quelle voci, perché sentiva che si trattava di cose molto importanti. Ebbe voglia di seguirle e allora i suoi occhi tornarono a vedere: il bosco con le piante e gli animali, il cielo blu con le stelle, l’aria fresca e vitale. Fatina seguiva il proprio cuore, anche se non sapeva dove stava andando.

Era sola e intorno a lei tutto era buio, ma non aveva paura.

Fatina era rinata...

I desideri delle stelle cadenti, ecco cos’erano le voci che riusciva a sentire! E fu allora che, nel buio, Fatina vide la luce, il suo cuore fece un balzo e con tutte le sue forze acchiappò la stella cadente che era per lei: “.Vorrei che la mia fatina fosse felice!”.

La voce della mamma che esprimeva il desiderio per la sua bambina faceva diventare Fatina una vera fata e le permetteva di compiere la sua prima magia.

Fatina sapeva che quella stella cadente e quel desiderio erano per lei: non era sola, perché la sua bacchetta madrina continuava a proteggerla e a guidarla dentro il suo cuore. Fatina ora capiva che la vita era ancora un tesoro da scoprire e che lei poteva diventare grande e fare bellissime magie! Torno a vivere con le altre creature del bosco, divenne una fata amata da tutti e sempre dimostrò tanta forza e tanto amore per la vita”.

Insomma, questa è la storia e la nonna Assunta spera che sia piaciuta a Fata Goccina: in fondo la fatina in questione potrebbe anche essere lei! E in fondo in fondo, nonna Assunta spera che anche Annamaria abbia ascoltato la storia della notte di San Lorenzo e che riesca a sentire la voce che è con lei, sempre, anche se è passata troppo veloce nel cielo e ha lasciato un vuoto luminoso e bruciante, una ferita sempre aperta che solo il tempo e la pazienza potranno ricucire.

La sua mamma è sempre nel suo cuore e vorrebbe che Annamaria fosse felice.